Montagna

Vivere in montagna, a contatto con la natura, ti aiuta a riconoscere il respiro della terra.

Ti insegna quanto sia importante il rispetto dell’ambiente, ti fa comprendere quali siano le reali priorità di benessere per l’umanità.

Quando cammini in solitudine, lungo sentieri che profumano d’erba, sollevi il viso e la montagna ti sovrasta, capisci quanto persino respirare sia una grande forma d’amore della natura nei tuoi confronti.

La montagna ti costringe a guardarti dentro, a confrontarti con i tuoi demoni.

La sensazione che si prova è forte e coinvolgente, trovi risposte se accogli dentro di te quel silenzio assordante.

In quell’immensità di spazio e di tempo non definiti, lasci scrollare qualunque ipocrisia e scegli di stringere a te solo quello di cui hai veramente bisogno.

Se l’Avere diventa irrisorio, è l’essere del tuo spirito che trova pienezza.

Contemplando ciò che ci circonda, riusciamo a far tornare tutto esattamente al proprio posto, solo così si raggiunge la felicità.

Se capisci quali sono i tuoi limiti, riesci a trovare il modo di superarli.

Vivere in montagna significa vivere al ritmo cadenzato dei suoni melodiosi della natura.

Quello di montagna, è un ritmo lento, incalzato dall’ascolto.

Imparare a riconoscere un suono, distinguendolo dall’altro, annusare odori che sanno di primavera, di inizio autunno, di pieno inverno.

Ogni elemento naturale è al suo posto, ogni tassello si incastra perfettamente nel suo tempo.

La velocità della città, le sue luci artificiali, i suoi sapori tutti uguali, standardizzati non sono minimamente paragonabili al gusto lento di una vita scandita e rispettata.

La montagna ti rigenera, è un’oasi di pace. Ti spinge a misurarti con te stesso.

Il mare non lascia intravedere cime, traguardi, ti culla ma non ti sfida.

Quando sentivo di dover riflettere, mi incamminavo tra i sentieri che si inerpicavano lungo il mio paese.

Il silenzio ti assale, quasi come una morsa imprevedibile.

La solitudine, nella nostra epoca, può far paura. La montagna, invece, ti aiuta a scoprirne il lato prezioso.

L’amplificazione dei sentimenti che provi è assordante.

Il camminare da soli, magari in zone leggermente impervie, scoscese, a volte scivolose costringe l’occhio umano a diventare attento, consapevole di se stesso e soprattutto responsabile delle sue azioni. Praticamente, ciò che serve nella vita per stare bene.

LA POESIA DELLA VITA

Avete mai visto le lucciole, durante una passeggiata serale, d’estate?

Ritrovare l’emozione e lo stupore che avevamo da bambini, quando nelle camminate serali, ci imbattevamo in queste piccole luci naturali.

Si muovevano velocissime, apparivano e scomparivano di continuo, ci mettevano a stretto contatto con la meraviglia della natura e di tutte le sue creazioni.

Per noi bambini, quelli erano momenti indescrivibili.

Le lucciole sembravano piccole stelle, che correvano lungo le distese di prati, sembravano quasi volerci dare la buonanotte.

Ci divertivamo a rincorrerle.

Era un gioco fatto di dolcezza, di semplicità, di pura poesia. Forse, sta scomparendo per i bambini di oggi quell’effetto di meraviglia.

E dei profumi dell’autunno, nei nostri paesi, ne avete mai annusato l’odore?

Nel mese di Ottobre, a Trisungo, partecipavano numerosi alla sagra di Marrone che Passione.

Il piccolo borgo si vestiva a festa, si poteva udire, arrivando dal Ponte Romano, il crepitìo del fuoco, che diffondeva l’odore buono delle caldarroste.

Lungo il viale, si incontravano le patate bianche, ancora fresche di raccolto.

L’aria dell’autunno aveva un sapore particolare. La giornata è ancora soleggiata, l’autunno è nel pieno del suo fermento, tutt’intorno si muovono insieme i colori, sfumature che nessun pittore riuscirebbe a realizzare.

Il verde accoglie dentro di sé il giallo, che si sposa con il rosso, l’arancio che si accarezza con il blu del cielo.

E i giochi divertenti, durante l’infanzia?

Non avevamo tablet, smartphone, o computer di nessun genere, ed eravamo felici lo stesso, sicuramente di più.

Siamo cresciuti saltando sui sassi uno ad uno, imparando a farlo sempre più velocemente, abbiamo usato la terra per cucinare dolci, ci bastava guardare i girini muoversi nell’acqua che scorreva vicino al parco giochi per divertirci, con piccoli bastoncini provavamo a fargli cambiare direzione, non capivamo ancora che la natura fa da sé.

Lunghe passeggiate sui prati, ci siamo sentiti grandi quando aspettavamo la notte per guardare le stelle nella notte di San Lorenzo.

Sull’erba, ognuno con il suo cestino, iniziavamo a sentirci indipendenti con i primi picnic.

Cantavamo a squarcia gola le canzoni in inglese, sbagliando puntualmente tutte le parole, interrompendo il silenzio della nostra montagna, che sembrava sorriderci sorniona.

Imparavamo a riconoscere l’odore del muschio, ad aspettare le more più mature nel mese di settembre, stare in natura diventava naturale, diventavamo parte di essa.

Sapevamo intrecciare le margherite per farci bracciali e collane, correre più veloce del vento in bicicletta, facendo a gara con gli amici.

La libertà di poter andare da soli a casa di un’amichetta, la libertà di conoscere tutti e sentirsi al sicuro.

I paesini di montagna danno sicurezza, ti danno la possibilità di misurarti con una realtà positiva, forse a volte persino ovattata.

Quell’oasi di pace che tutti cercano, che cercava chi tornava dalle grandi città, che cercava chi aveva bisogno di bearsi di un raggio di sole, prendendo un caffè sotto le pendici del Vettore.

Quando sono tornata nel mio paese, dopo il terremoto, mancavo da un po’, intorno macerie, distruzione.

Non c’è più nessuno, non c’è vita, non ci sono rumori, non ci sono voci. È un silenzio strano, che rimbomba.

Mi guardo intorno, osservo, riconosco qualcosa e fatico subito dopo con lo sguardo a reggerne il peso emotivo.

Quando guardi il tuo paese distrutto diventi cosciente del fatto che mai nessuno potrà ridartelo indietro com’era. Tornerà più sicuro, magari più bello, però diverso.

Poi, ho provato a guardare con il cuore.

Ho sentito di nuovo vita, nell’acqua che sgorgava, lungo i prati.

Vi siete mai fermati a guardarla scorrere? Dà un senso assoluto di esistenza, di presenza, di un ciclo che neanche il terremoto riuscirebbe a interrompere.

Allora, ho pensato che potremmo diventare come quell’acqua.

Continuare a fluire, nonostante quello che accade intorno.

Ho riconosciuto tutta la potenza della natura.

Distruttiva con il terremoto, ma indistruttibile se pensi agli alberi, alle foglie fatte danzare dal vento, alla terra che diventa dorata quando il sole la bacia.

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